Geotermia

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Geotermia” deriva dal greco (geos = terra; thermos = calore) e significa “calore dalla terra”. La manifestazione dell’esistenza di questo calore, quali sorgenti calde e fumarole, sono strettamente collegate all’attività vulcanica.
Lo sfruttamento del calore del sottosuolo è, comunque, noto dall’antichità; l’uso del calore geotermico per la produzione di elettricità e calore ha avuto inizio ai primi del 1900.
La temperatura, all’interno del nostro pianeta, aumenta con la profondità di circa 3 gradi centigradi ogni 100 metri. Una volta localizzati i serbatoi, il fluido geotermico viene portato in superficie attraverso la realizzazione di pozzi profondi anche alcune migliaia di metri. L’acqua o il vapore che arrivano in superficie attraverso tali pozzi, vengono avviati agli impianti di produzione di energia elettrica, le centrali geotermiche, o sono impiegati per usi non-elettrici.
Gli impianti per l’utilizzo del calore geotermico possono essere utilizzati in sostituzione delle normali caldaie a gas o gasolio; richiedono una rete di distribuzione del tipo per teleriscaldamento, uno scambiatore per ogni edificio e le relative apparecchiature di regolazione e contabilizzazione.
L’Italia ha avuto un ruolo pionieristico con la realizzazione dei primi impianti in Toscana (Larderello); ancora oggi il nostro paese è all’avanguardia con una potenza installata di circa 700 Megawatt e una produzione annua che rasenta i 5 miliardi di kilowattora.